Droni, georadar e magnetometri. Per trovare i reperti non pi necessario condurre epiche campagne archeologiche. “Sono
ormai disponibili molte tecnologie a costi relativamente bassi che permettono all’archeologo di sapere ci che c’ nel sottosuolo,
senza bisogno di aprire necessariamente uno scavo” racconta il professor Stefano Campana, che dirige il Laboratorio di archeologia
dei paesaggi e telerilevamento dell’Universit di Siena che interverr domani a Firenze a Cultural Heritage Reloaded, convegno
in cui si parler di archeologia preventiva e precision mapping.

L’ambito di maggiore impiego di queste tecnologie riguarda la progettazione di grandi opere pubbliche, dalla autostrade alle
infrastrutture urbane. L’archeologia preventiva consente infatti di acquisire conoscenze sul potenziale archeologico di un’area.
“Ci significa avere la conoscenza di quello che si andr a incontrare lungo il tracciato e quindi di ragionare nella prima
fase di fattibilit del progetto se e come eventualmente modificarlo. Perch poi a cantiere avviato non si hanno pi queste
possibilit” spiega Campana che specializzato in magnetometria, ovvero la strumentazione geofisica che consente di vedere
il sottosuolo. Ha partecipato alle indagini di archeologia preventiva per l’Autostrada BreBeMi SpA sul tracciato stradale
Brescia-Milano. Sono state condotte indagini per:218 ettari di magnetometria e geoelettrica, fotografia aerea su tutto il
tracciato (circa 70 chiloemtri), 13mila ettari di Lidar, ricognizioni di superficie, assistenza sul posizionamento delle trincee
tramite Gps centimetrici. Al progetto del 2009 partecip anche Archeo Tech and Survey srl (Ats), spinoff dell’universit che
offre servizi per i beni culturali, architettura e ingegneria. “All’epoca facevamo il rilevamento con un piccolo aereo – spiega
il presidente Francesco Pericci che interverr al convegno organizzato da Regione Toscana e dal Punto Impresa Digitale di
Camera di Commercio di Firenze – Dal 2011 usiamo i droni che consentono rilievi georeferenziati sul territorio. In questo
modo possiamo comprendere se ci sono tracce di insediamenti, fossati, alture, tracce di fortificazione. Nelle zone boschive,
dove il terreno oscurato dalla vegetazione, utilizziamo il laser scanner Lidar”.

Un’altra tecnologia molto utilizzata quella dei georadar. Siamo stati chiamati, insieme al Politecnico di Torino, a redimere
la disputa tra archeologi sulla presenza o meno di altri tunnel o passaggi segreti all’interno della tomba di Tutankhamon
– racconta Gianfranco Morelli, di Geostudi Astier – Abbiamo esaminato le pareti di tre stanze con un sollavatore munito di
antenna con 34 sensori per vedere cosa ci fosse dietro le pareti. Ma in quel caso non stato trovato nulla”. Spesso questi
strumenti vengono anche utilizzati per indirizzare meglio gli scavi facendo risparmiare tempo e risorse. E poi tutte le informazioni
che raccogliamo dal sottosuolo – aggiunge Morelli – possono essere utilizzate per la divulgazione. Immagini se visitando un
parco archeologico potesse vedere su tablet anche ci che non vede a occhio nudo”.

L’archelogia preventiva anche un nuovo strumento per la ricerca scientifica: “Lo storico ha una quantit di fonti definita,
basta che entri in archivio e le fonti sono quelle – spiega Campana – Noi archeologi invece continuiamo ad allargare le nostre
fonti. Pensi a come la scoperta radiocarbonica (metodologia di datazione dei reperti ndr.) ha rivoluzionato le nostre conoscenze.
Allo stesso modo, vedere quello che c’ nel sottosuolo ci offre una visione pi ampia”.

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Sorgente – ilsole24ore.com