Big Tech sull’orlo dell’abisso? Wall Street appesa ai conti Apple: i numeri da tener d’occhio

/Big Tech sull’orlo dell’abisso? Wall Street appesa ai conti Apple: i numeri da tener d’occhio


Le deludenti trimestrali di Netflix e soprattutto di Facebook hanno trascinato due delle perle tecnologiche statunitensi, le cosiddette Faang, ufficialmente in zona “orso”, ovvero almeno
il 20% al di sotto dei massimi. L’indice Faang+ (quello con Facebook, Apple, Amazon, Netflix e Google, oltre a qualche titolo
tech cinese) è sceso in pochi giorni del 10%, entrando in zona correzione, dopo aver brillato nei primi sei mesi dell’anno.

Ora il Nasdaq – unico tra i grandi indici di Wall Street che era passato relativamente indenne dalla grande correzione di
inizio febbraio – si trova sul filo del rasoio: tutto sembra appeso ai conti della società più grande del mondo, Apple, che
diffonderà i dati sulla trimestrale stasera dopo la chiusura di Wall Street.


Sono cinque i numeri chiave della Mela che vanno tenuti d’occhio, spiegano gli analisti. Innanzitutto le vendite di iPhone, che pesano per il 60% del fatturato di Cupertino: le attese sono
per un aumento di appena un milione di unità, con serie possibilità di battere le stime. Poi vanno osservati i dati sul settore
servizi, dall’App Store ad Apple Music, che potrebbero rivelarsi ottimi driver di crescita. Terzo elemento da valutare è l’insieme
degli altri prodotti, dall’Apple Watch agli iPods e ai recenti HomePods. Sul versante finanziario, gli occhi sono puntati
sull’impatto sul fronte utili del colossale buyback azionario annunciato in aprile (100 miliardi di dollari), diretto effetto
della riforma fiscale Trump. Infine va verificato se i numeri confermano il rimbalzo delle vendite in corso nella “grande
Cina” (che comprende anche Hong Kong e Taiwan), iniziato negli ultimi mesi dopo i cali del 2016 e 2017. Il timore è che la
guerra dei dazi avviata da Trump possa far grippare il motore dei colossali mercati orientali.

Un’eventuale doccia fredda di Apple rischia di far deragliare l’intero listino tecnologico statunitense, e non solo: secondo Mike Wilson di Morgan Stanley quella che è alle porte è una
correzione generale simile a quella di febbraio, un piccolo terremoto che stavolta non avrà come epicentro la volatilità ma
i titoli tecnologici. «Le vendite sono appena iniziate – scrive Wilson ai suoi clienti – e rischiano di avere un impatto particolarmente
negativo per i portafogli troppo esposti su tecnologia e small cap».


Il problema è proprio questo: forti del fatto che Big Tech è passata relativamente indenne dal terremoto di febbraio, facendo scintille nei mesi successivi,
gestori ed hedge funds hanno puntato con grande decisione sui titoli tecnologici. Fino a ieri vincendo la scommessa, ma ritrovandosi
oggi con portafogli poco equilibrati. Secondo unanalisi di Credit Suisse, ben il 46% dell’esposizione degli hedge funds è
sui titoli tech, contro appena il 26% dell’indice generale S&P500. L’ultimo sondaggio condotto da Bank of America sui portafogli
dei money manager avverte come quella sui titoli Faang sia la strategia più di moda. Un affollamento che rappresenta un problema,
spiegano gli strategist, perché in caso di selloff costringerebbe a smontare in fretta e furia trade colossali.

Il problema non è solo americano. In Cina, il valore di Tencent (secondo colosso asiatico dopo Alibaba) è sceso di un quarto rispetto ai picchi di gennaio, bruciando
a oggi qualcosa come 140 miliardi di dollari in quella che la maggior distruzione di ricchezza dell’ultimo anno. Un crollo
vicino al capolinea o solo l’inizio di qualcosa di molto più serio? Teniamo gli occhi aperti su Apple, stasera, per capire
se l’agosto dei listini sarà davvero rovente come alcuni temono.

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Sorgente – ilsole24ore.com

2018-07-31T17:50:07+00:0031 Luglio 2018|Feed Il Sole 24 Ore|0 Commenti

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