possibile dimezzare i prezzi di acquisto, risparmiare anche 500-600 euro su mille euro di prodotto, giocando con gli algoritmi
che dominano i negozi e-commerce. Tutto merito dei sistemi di dynamic pricing, sempre pi utilizzati. E se invece non si sta attenti si rischia di spendere
tantissimo, anche in questi giorni di Black Friday
. L’abbiamo appurato noi stessi, comprando una tv Samsung su Mediaworld. E ce lo confermano esperti come Roberto Liscia, storico
presidente di Netcomm, consorzio del commercio elettronico.


Attenzione che nel Black Friday molti fanno politiche di prezzi alti, quindi da una parte si risparmia molto e dall’altra
si rischia di spendere troppo… a distanza di pochi clic- spiega Liscia – Perch alcuni negozianti sfruttano la pubblicit
data dal Black Friday per accompagnare il picco di domanda con prezzi ritoccati in alto e cos fare profitti extra.
Quindi attenzione. Certo ci sono anche le truffe, come quelle denunciate in queste ore da Optime – Confcommercio (Osservatorio
Permanente per la Tutela in Italia del Mercato dell’Elettronica), con siti che hanno prezzi molto bassi per prodotti tecnologici
che per poi non spediscono all’utente.


A seguito di attente verifiche, ho presentato alla Procura della Repubblica di Roma gli esposti per alcuni siti di vendita
di prodotti di elettronica di consumo altamente conosciuti e pubblicizzati anche sui maggiori network radiofonici nazionali.
Questo a dimostrazione del fatto che spendere molto in pubblicit non sempre sinonimo di affidabilit: occorre sempre affidarsi
a siti sicuri e seri, dice il presidente Davide Rossi.
Ma, come si visto, anche i siti legittimi e famosi possono avere importanti oscillazioni di prezzo. Appunto per via dei
sistemi di dynamic pricing. A noi successo con un modello Samsung Tv Q7, prezzo ufficiale 2mila euro e nelle scorse settimane
sceso a 1.400 e 1.200 su Monclick. Normale attendere il Black Friday per sperare in un ribasso ulteriore. Ma qui la sorpresa: il prezzo salito a 1540 euro il 19, per poi scendere a 1.099 il 20 fino a sera. Il tempo di provare
a comprarlo e la sera stessa del 20 era tornato a 1540 euro.


Allora su Trovaprezzi.it o Pagomeno.it, noti comparatori di prezzi, comparso il 20 sera stesso un prezzo di 999 euro su
Mediaworld
(la mattina non c’era). Ma se si cliccava sull’offerta, il prezzo mostrato sul sito di Mediaworld saliva a 1400 euro. Cercando
il prodotto sul motore di Mediaworld per il prezzo tornava a 999 euro (sulla pagina dei risultati della ricerca) e a questo
valore l’abbiamo ordinato.
Il tutto testimoniato da screenshot che abbiamo fatto, ma anche dallo storico dei prezzi che appare su Pagomeno.it (che in questi giorni registra un +25% di visite;
Nintendo Switch, Red Dead Redemption 2 e Apple iPhone X i prodotti pi cercati, a quanto comunica).
Dai siti interessati confermano che sono oscillazioni dovute agli algoritmi di dynamic pricing, che ormai possono gestire
in autonomia il prezzario di tutto il loro catalogo (salvo interventi manuali ad hoc per qualche promozione strategica). Spesso
lasciano fare all’algoritmo, insomma, a cui quindi hanno delegato il compito di fare i prezzi.
Mediaworld, come gli altri operatori di mercato, dotato di sistemi tecnologici che ci permettono di monitorare in tempo
reale l’andamento dei prezzi di tutti i prodotti, sia sul canale fisico sia su quello fisico dice Giuseppe Cunetta, chief
technology officer di Mediaworld. Informazioni che sono rese disponibili al management per adattamento alle politiche di
prezzo. A volte lo facciamo allineandoci alla media di mercato, a volte con politiche di differenziazione. E lo facciamo decine
di volte al giorno.

Ma quanto c’ di manuale e quanto c’ di automatico? La decisione viene in parte delegata alle macchine, che possono determinare quindi in automatico il prezzo, in base a regole
date da noi. Le diamo in pasto agli algoritmi con la nostra piattaforma di business intelligence. A volte l’umano decide anche
manualmente il prezzo, per promozioni ad hoc.
Il dynamic pricing sempre pi preponderante nei negozi e-commerce- dice Liscia. Usano algoritmi elaborati da startup italiane come Competitor e Waterdata”. Il prezzo
oscilla perch “si regola in automatico in base a quello della concorrenza, di cui l’algoritmo fa un tracking costante. Basta
quindi che un negozio concorrente faccia uscire un prezzo stracciato e gli altri abbassano i propri di conseguenza. E magari
dopo un po’ per li riportano in alto. “Sistemi pi sofisticati cambiano i prezzi anche in base al livello di domanda e all’interesse
dimostrato da quello specifico utente, analizzando il suo comportamento di navigazione, tracciato con i cookie. Alcuni siti
aumentano i prezzi per chi molto interessato; altri fanno l’inverso, a seconda della propria strategia commerciale del momento”.
Ci sono anche algoritmi, soprattutto sui negozi USA, che cambiano i prezzi a seconda della capacit di spesa ipotizzata e quindi fanno pagare di pi agli utenti che presumono
essere benestanti
(una polemica ha colpito in passato la catena di alberghi Orbitz, che faceva cos per chi navigava da computer Apple).
Ma se l‘oscillazione dinamica dei prezzi ormai acclarata, fatto pi sorprendente e ancora poco noto che ci possano essere variazioni cos importanti, in cos poco
tempo e per tutte le categorie degli utenti. Come quelle rilevate nei giorni scorsi. Persino con situazioni anomale e contro
intuitive: il prezzo della tv su Monclick era diventato pi alto rispetto a quello del modello di fascia superiore.
Le anomalie succedono perch l’algoritmo recepisce prezzi troppo bassi inseriti da alcuni negozianti per errori in fase di
caricamento del prodotto in catalogo. Oppure si allinea – sempre erroneamente – su prezzi bassi di prodotti in bundle, dice
Liscia. Esempio: alcuni siti vendono per esempio una caffettiera a un prezzo speciale di un euro per chi lo prende insieme
con dieci pacchi di caff; l’algoritmo di un altro sito non capisce che quello un prezzo per il bundle e allinea la sua
caffettiera – venduta singolarmente – al prezzo di un euro. Anomalie che colpiscono tutti, anche Amazon .
Di qui l’affarone per l’utente. E il danno economico per il negoziante. Che una volta siglato il contratto di acquisto non pu fare altro, per legge, che
mandare il prodotto al fortunato acquirente. Ma le sorti si possono invertire in un attimo, come si vede: basta essere poco
attenti e finiremo invece vittime di un algoritmo un po’ troppo esoso.

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Sorgente – ilsole24ore.com