Non tutti sanno che la tela jeans indossabile stata creata a Tolmezzo, in Carnia, nella prima met del 1700 da Jacopo Linussio,
un grande innovatore del sistema industriale del tempo. Tela jeans che gli americani hanno trasformato nell’indumento che
tanto ha influenzato la cultura e l’immaginario contemporaneo. Lo scambio tra Stati Uniti e Carnia vive oggi un altro momento:
la prima esposizione italiana del movimento artistico denominato CryptoArt, nato proprio negli Stati Uniti attorno alla tecnologia
blockchain, ha luogo proprio a Tolmezzo in occasione della mostra personale Fight Fear del duo Hackatao, che di questo cambio
di paradigma uno dei pionieri italiani.

La CryptoArt una recentissima corrente artistica in cui l’artista produce opere d’arte, tipicamente immagini fisse o animate
e spesso in stretta collaborazione con la macchina -non necessariamente un computer ma anche, ad esempio, uno scanner o una
vecchia Polaroid – e le distribuisce sfruttando la tecnologia blockchain e la rete peer-to-peer Ipfs (InterPlanetary File System).

Ma come funziona il sistema della CryptoArt? Proviamo a spiegarlo in maniera semplice, nonostante i concetti che stanno alla
base di blockchain e IPFS non lo siano affatto. Si consideri l’opera intitolata O Snail dell’artista generativo HEX0x6C (nell’illustrazione
qui a fianco, ndr). L’opera, esposta nella galleria digitale SuperRare, interpreta, in chiave moderna, un antico haiku di Kobayashi Issa (potremmo dire che una sorta di haiga ai tempi della blockchain). Quando l’artista ha esposto l’opera nella galleria SuperRare, stata creata una transazione nella blockchain di Ethereum. La transazione crea e trasferisce un token associato univocamente all’opera d’arte nel portafoglio crittografico dell’artista. La transazione firmata digitalmente
dall’artista, usando la crittografia asimmetrica, allo scopo di provare l’autenticit dell’opera.

L’opera d’arte, in realt la sua immagine in formato Jpeg, viene quindi immessa dalla galleria nella rete peer-to-peer Ipfs e distribuita tra i vari nodi della rete. La rete Ipfs battezza l’immagine con un codice univoco, che ne contraddistingue
il contenuto. Questo fa s che la stessa immagine, anche se distribuita su pi nodi della rete, avr sempre lo stesso nome
e sar identificata concettualmente come un’unica risorsa (diversamente dal Web che conosciamo).

L’opera digitale ora comincia la sua vita (peraltro immortale) sulla blockchain. Chiunque pu ammirarla e comprarla al prezzo fissato dall’artista (molte vendite funzionano tramite asta). Il prezzo espresso
in Ether, la terza criptovaluta per capitalizzazione di mercato dopo Bitcoin e Ripple. Al momento dell’eventuale acquisto,
una nuova transazione viene immessa in Ethereum: il token dell’opera passa nel portafoglio del collezionista compratore mentre gli Ether pattuiti passano nel portafoglio dell’artista
venditore. O Snail stata ceduta al collezionista LuoHan per 1,5 Ether. L’opera, anche dopo essere stata venduta, rimane
sul mercato e pu essere ancora scambiata. Ogni passaggio di mano remunera, in percentuale, anche l’artista originale (un
10% del prezzo di vendita su SuperRare). Tutti questi passaggi, che nel mercato dell’arte tradizionale impiegano mesi o anni
per verificarsi, grazie a questa tecnologia avvengono in pochi istanti, in modo certificato e sicuro.

Ma perch comprare un’immagine visibile e potenzialmente scaricabile da tutti? Il collettivo Hackatao risponde cos: L’opera
rimane comunque riproducibile all’infinito, sempre visibile a tutti, ma solo un collezionista possiede quello che l’artista
definir l’originale, il token unico dell’opera. Ovviamente il collezionista deve entrare nell’ottica di possedere un’opera digitale e non un oggetto fisico
da appendere al muro. Un concetto molto pi comprensibile ai millennials che non alla generazione dei boomers ancora legata al “materico”, al peso, alla palpabilit di un’opera.

E come la mettiamo con il crollo delle criptovalute del 2018? Se vero che Ether ha perso circa il 90% nel corso dello scorso
anno (valeva oltre 1000 dollari dodici mesi fa e poco pi di 100 in questi giorni), altrettanto vero che il valore scambiato
in transazioni di CryptoArt esploso nello stesso anno (solo su SuperRare ci sono state 256 opere vendute, per un totale
di 546 Ether scambiati). Non un caso che la pi grande casa d’aste al mondo, Christie’s, abbia fiutato le potenzialit della
blockchain nell’arte. Lo scorso Ottobre ha battuto all’asta per 432 mila dollari un’opera creata con l’utilizzo dell’intelligenza
artificiale dal collettivo francese Obvious, collettivo che ha mosso i primi passi proprio nella galleria SuperRare. Appena
dopo ha collaborato con il servizio di blockchain Artory per la vendita della collezione Barney A.Ebsworth per un valore
totale di oltre 300 milioni di dollari.

Jason Bailey (artnome.com) ha scritto una pungente presentazione per la prima mostra italiana di CryptoArt di Tolmezzo. A
differenza del mondo dell’arte tradizionale, questi artisti non hanno chiesto il permesso a galleristi, agenti, case d’asta
o altri custodi per condividere e vendere le loro opere. Invece, sfruttando la blockchain, hanno semplicemente deciso da soli
di mostrare il loro lavoro e renderlo disponibile – conclude Bailey nella sua recensione -. Naturalmente, la vecchia guardia
deride regolarmente la CryptoArt, ma se la storia ci ha insegnato qualcosa, questo un segnale sicuro che i cripto artisti
sono sulla giusta via.

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Sorgente – ilsole24ore.com