Ecco l’intelligenza artificiale che «predice» dove sbarcano i migranti

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E’ possibile creare un modello in grado di analizzare i big data con sistemi di intelligenza artificiale per riuscire a “prevedere” i flussi di migrazione? Lo sta sviluppando da qualche mese IBM assieme al Danish Refugee Council, con il supporto del ministero degli Esteri danese che ha donato 2,5 milioni di corone per l’implementazione del nuovo sistema. Il progetto “Predictive Modeling of Migration Flows” sarà in grado entro la metà del 2019 di anticipare i flussi di migranti e rifugiati, in modo da poter garantire una migliore risposta umanitaria.

Perché un Paese relativamente poco esposto ai flussi di migrazione come la piccola Danimarca ha scelto di investire su questo progetto? « Perché è un grande esempio di iniziativa che cerca di affrontare le sfide globali in modo innovativo – spiega il ministro degli Esteri Anders Samuelsen – : lo sviluppo tecnologico crea nuove sfide e rischi ma allo stesso tempo anche nuove opportunità, che per noi sono strategiche».

Il colosso informatico statunitense sta lavorando sul fronte migranti anche con il Governo tedesco, investito tra il 2015 e il 2016 dall’arrivo di un milione e mezzo di rifugiati. «Il primo passo è stato quello di creare una nuova piattaforma dati generale sui rifugiati entrati nel territorio tedesco – spiega Markus Richter, chief information officer dell’ufficio federale per i migranti e i rifugiati – evitando le duplicazioni tra le varie autorità locali e centrali».

Ma le applicazioni probabilmente più interessanti sono quelle sul fronte della sicurezza e dell’identificazione personale, in cui vengono ampiamente utilizzati sistemi di intelligenza artificiale. «Quando un rifugiato arriva privo di un documento di identità, un software è in grado di analizzare l’origine del suo accento arabo – sottolinea Richter – : se qualcuno ci dice che è egiziano ma con uno spiccato accento siriano, il sistema è in grado di individuarlo con un’accuratezza dell’80%». Oltre a questo, vengono utilizzati anche sistemi di riconoscimento facciale, i cui dati vengono ovviamente immessi nella nuova piattaforma centralizzata.

«Grazie a questi sistemi di intelligenza artificiale abbiamo scoperto che il 99% dei rifugiati dice la verità sulla propria identità – conclude Richter – segnalando agli agenti di polizia quell’1% di persone per il quale sono opportune indagini supplementari». Ma allo stesso tempo il sistema segnala anche quando gli agenti prendono decisioni al di fuori della norma, oppure non contemplate dal regolamento. In modo da “controllare” non solo i rifugiati, ma anche il comportamento delle forze dell’ordine.

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Sorgente – ilsole24ore.com

2018-05-13T12:55:09+00:0013 Mag 2018|Feed Il Sole 24 Ore|0 Commenti

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