Generalisti o specializzati? Gli assistenti vocale entrano in ufficio

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Ci sono i generalisti e gli specializzati. Come in tutte le cose. Gli assistenti vocali che sono già da qualche anno entrati negli smartphone si sono evoluti. Qualche nome già abbiamo imparato a consocerlo. Siri, Cortana, Bixby, Alexa Google assistant. Alcuni di loro, i più famosi come quelli di Amazon (in Italia arriverà a settembre) e Google hanno posseduto gli speaker spazzato via concorrenza e si stanno imponendo come interlocutori veri ai software di intelligenza artificiale. Gli esperti di cose tecnologiche ne sembrano convintissimi.

Nei prossimi tre anni, il 40% degli utenti preferirà usare un assistente vocale piuttosto che app e siti web. E uno su tre sceglierà di conversare con l’intelligenza artificiale piuttosto che andare in banca o visitare un negozio. Il mercato degli altoparlanti “intelligenti” starebbe letteralmente esplodendo. Secondo una ricerca di Canalys, gli altoparlanti intelligenti rappresentano la categoria tecnologica che è crescita più velocemente nella storia, superando realtà virtuale, realtà aumentata e addirittura gli indossabili “intelligenti”. Nel solo 2017, sono stati venduti oltre 33 milioni di assistenti digitali casalinghi (per lo più Amazon Echo e Google Home Assistant) e nel 2018 si stima che supereranno i 56 milioni.

Esistono però anche assistenti professionali da usare esclusivamente o quasi sul posto di lavoro. Paradossalmente ma neanche tanto se ci si pensa, i nomi sono quasi gli stessi: Cisco Spark Assistant, Cortana, Eva, Nuance Dragon e IBM Watson Assistant. Non chiamateli segretari/e (come non andrebbero chiamati maggiordomi quelli domestici). In alcuni casi come per esempio Alexa for Bussiness si tratta di versione in giacca e cravatta di quelli per la casa. Che rispetto alla versione consumer ha già ingegnerizzato una sorta di app store per sviluppatori. Un modo per monetizzare in modo più preciso i servizi enterprise. La prima a comparire è stata Nina di Nuance Communication uno dei giganti di software per il riconoscimento vocale. Siamo nel 2012. Nina è stata il primo assistente virtuale per il customer service. Recentemente Nuance ha annunciato che porterà ufficialmente il suo assistente virtuale aziendale Nina su Amazon Alexa, allo scopo di fornire più interazioni contestuali con la loro banca o compagnia aerea. In realtà la storia di Nina e Alexa è particolare perché è la prima volta in cui due assistenti virtuali – Nuance Nina e Amazon Alexa – lavorano insieme. L’unione fa la forza o forse si tratta di una conseguenza inattesa dell’automazione, una sorta di convergenza forzata fra intelligenze artificiali che per mantenere una qualche indipendenza devono puntare all’iper-specializzazione. Anche per differenziarsi dalle forme business dei giganti dell’AI, come Google e Amazon. E infatti accanto ai soliti noti troviamo prodotti iperspecializzati. Dynatrace, multinazionale che misura le performance digitali dei siti delle aziende, ha presentato l’anno scorso Davis, il suo assistente virtuale digitale AI-powered, sviluppato per rispondere alle domande sulle prestazioni che provengono da chiunque in azienda, nell’area IT o nel business, e che riguardano qualsiasi aspetto dell’ecosistema digitale. Un utente ora potrà parlare semplicemente con ‘Davis’ attraverso Amazon Alexa, o chattare con lui con Slack, e ottenere così risposte a domande come: “Quali sono i problemi prestazionali che oggi stanno influenzando le mie entrate? Abbiamo avuto interruzioni da ieri sera?”. In pratica si tratta di un gateway verso la piattaforma di gestione dell’azienda X.ai, l’assistente personale Amy Ingram, un sistema che permette di ridurre il traffico di email per organizzare meeting e riunioni. Insomma, su un punto gli esperti di interfaccia uomo macchina sono piuttosto d’accordo.«L’interfaccia del futuro è già quella del presente ed è la voce». Paolo Bergamo oltre a essere l’unico italiano a sedere nel board del gigante californiano Salesforce è stato scelto personalmente nel 2007 da Steve Jobs come unico partner di software per enterprise per il lancio dell’App Store di Apple. «Per come la vedo io – racconta di passaggio in Italia per il Salesforce Basecamp Milano – sarà l’intelligenza artificiale a far sparire l’interazione con la tecnologia e farla diventare trasparente. Entrare in una stanza, essere riconosciuti vuol dire ridurre tutto un insieme di task aziendali che rallentano il nostro lavoro. La voce in questo sensa rappresenta solo l’interfaccia».

A settembre Saleforce che è la più grande piattaforma di Crm del mondo lancerà il proprio assistente vocale. «Quello che possiamo toccare con gli assistenti consumer è ancora molto limitato. Le vere applicazioni ci saranno quando potremo davvero interrogare l’intelligenza arficiale».

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Sorgente – ilsole24ore.com

2018-06-07T14:35:06+00:007 giugno 2018|Feed Il Sole 24 Ore|0 Commenti

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