La giustizia canadese ha concesso gli arresti domiciliari a Meng Wanzhou, la cfo di Huawei arrestata il primo dicembre, con una richiesta di estradizione negli Stati Uniti per aver violato l’embargo iraniano. Il giudice della Corte suprema
della British Columbia, William Ehrcke, in una prima udienza, aveva rifiutato la concessione degli arresti domiciliari alla
donna. Ma ieri ha modificato la sua decisione, concedendo la libertà vigilata dietro il pagamento di una cauzione di 7,5 milioni
di dollari. E il presidente Donald Trump ha dichiarato essere disposto a intervenire «se pensassi che sia un bene per quello
che di sicuro sarà l’accordo commerciale più grande di sempre», riferendosi al negoziato tra Stati Uniti e Cina. «È possibile
che sia parte della trattativa», ha aggiunto Trump.


Il presidente Usa ha spiegato che del caso non ha discusso con il presidente cinese Xi Jinping, ma ha confermato che funzionari
della Casa Bianca stanno discutendo del caso sia con gli esperti del dipartimento di Giustizia sia con funzionari cinesi.
Trump e Xi si sono visti l’ultima volta proprio nel giorno dell’arresto di Meng, a Buenos Aires, a margine del G20. In quell’occasione
hanno siglato una tregua commerciale di 90 giorni che gli investitori temono possa saltare proprio per via del caso Huawei.

Pronta la replica del portavoce del ministero degli Esteri cinese Lu Kang: «Ogni persona, specialmente se è leader degli Usa
o figura di alto livello, che desidera sostenere sforzi positivi per portare la situazione verso la giusta direzione, merita
di essere benvenuto».

Il rappresentante Usa per il Commercio, Robert Lighthizer, domenica aveva assicurato che il caso Meng era una questione giudiziaria
priva di alcun nesso con i negoziati commerciali.

Il nodo estradizione
«Lady Huawei» resterà detenuta nella sua lussuosa residenza a Vancouver sorvegliata da un braccialetto elettronico. La manager,
46 anni, madre di quattro figli e figlia a sua volta del fondatore di Huawei, Ren Zhengfei, in Cina è considerata alla stregua di una specie di «eroe nazionale» per i propri successi imprenditoriali.
Un modello da imitare. Nei prossimi giorni il ministro della Giustizia canadese dovrà decidere sull’estradizione della donna negli Stati Uniti, dove rischia di essere processata per cospirazione nei confronti di diverse istituzioni che sarebbero state spiate da Huawei,
con una sentenza massima di 30 anni per ogni capo di imputazione. Trump potrebbe però esercitare pressioni sull’appena nominato
ministro della Giustizia a interim, Matthew Whitaker, perché rinunci alla richiesta di ottenere la consegna della Meng.


La risposta: arrestato diplomatico canadese
Il ministro degli affari esteri Wang Yi ha detto che «la Cina non resterà con le braccia conserte se i suoi cittadini vengono
maltrattati all’estero». E martedì 11 dicembre, in Cina, è stato per l’appunto arrestato Michael Kovrig, un ex diplomatico
canadese che lavora attualmente nel Paese asiatico all’International crisis group (Icg), organizzazione che si occupa della
prevenzione di conflitti. Ignoti al momento i capi di accusa. L’ex ambasciatore canadese in Cina, Guy Saint-Jacques, in un’intervista
televisiva, a proposito dell’arresto di Kovrig ha detto che non si tratta di una coincidenza: «In Cina non ci sono coincidenze…
Se ti vogliono inviare un messaggio te lo inviano forte e chiaro». Dopo che il governo cinese ha annunciato di voler ridurre
i dazi sulle auto importate dagli Stati Uniti dal 40% al 15%, il presidente Trump in risposta si è detto disposto a intervenire
per sbloccare il caso della manager arrestata. «È più importante – ha detto – salvaguardare la tregua commerciale raggiunta con la Cina». Aggiungendo però di «non avere ricevuto al momento nessuna telefonata dal presidente cinese Xi Jinping».


Imminente condanna degli hackeraggi cinesi
Secondo il Washington Post la Casa Bianca questa settimana si prepara a una serie di azioni per condannare gli hackeraggi
e lo spionaggio economico da parte della Cina. Verranno incriminati diversi hacker sospettati di essere vicini ai servizi
segreti cinesi. Più di un esponente dell’amministrazione Usa ha precisato in questi giorni che i contenziosi sullo spionaggio
sono legati alla sicurezza nazionale. Le trattative per la tregua commerciale sono slegate da queste vicende. Ma inevitabilmente
rischiano di esserne condizionate. Huawei è la prima società al mondo per le apparecchiature di telecomunicazioni legate alla
rete e il secondo produttore di smartphone, con un fatturato lo scorso anno di circa 92 miliardi di dollari. Gran parte del
suo business è al di fuori della Cina.

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Sorgente – ilsole24ore.com