L’Ocse: in Italia solo tre studenti su cento vogliono insegnare

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Se domandate a uno studente 15enne italiano quale lavoro pensa di fare “da grande”, solo il 3% – il 5% tra le ragazze e l’1% tra i ragazzi – dice di voler diventare insegnante. In molti altri paesi, come Corea, Svizzera, Giappone e Germania, il vivaio dei “futuri docenti” composto dei migliori studenti del paese. E in media nei paesi Ocse la quota sale al 4,2%, una quota superiore alla fetta di adulti che fa il docente di professione.

Come si spiega questa divaricazione? L’Ocse lo giustifica non solo in termini di salari pi elevati, ma anche per il livello di esigenza e professionalit richiesto ai docenti, che contribuisce al loro prestigio nella societ. D’altra parte gli stipendi e la formazione degli insegnanti rappresentano la quota maggiore della spesa per l’istruzione in ogni paese.

La scuola fa la differenza

In effetti la qualit dell’insegnamento pu fare la differenza per il futuro di ogni paese, anche del nostro. Il nuovo rapporto”Politiche efficaci per gli insegnanti”, pubblicato dall’Ocse sulla base della rilevazione Pisa sull’efficacia dei sistemi scolastici nazionali, parte infatti da questo presupposto: gli insegnanti sono la risorsa pi importante nelle scuole di oggi dal momento che gli studenti che ricevono un insegnamento dai migliori insegnanti hanno maggiori possibilit di riuscire nell’apprendimento e nella vita. Non deve quindi sorprendere che i responsabili politici di tutto il mondo abbiano dedicato negli ultimi anni sempre maggiore attenzione a riformare la professione docente, in uno sforzo di miglioramento dell’apprendimento degli studenti e per rendere l’istruzione pi equa e inclusiva.

Ma il rapporto mostra chiaramente che non tutti gli studenti hanno pari accesso a un insegnamento di alta qualit e che questa disuguaglianza pu spiegare gran parte dei divari di apprendimento osservati tra gli studenti pi favoriti e quelli svantaggiati. In paesi come l’Italia, la Francia e gli Stati Uniti per quanto riguarda il sistema pubblico il divario tra le qualifiche degli insegnanti delle scuole ad alta concentrazione di studenti svantaggiati e delle scuole pi avvantaggiate va di pari passo con la forbice sempre pi ampia che si registra con il rendimento degli studenti, che tende ad essere pi elevato in sistemo scolastici come Canada, Finlandia, Giappone o Corea, dove qualifiche ed esperienza degli insegnanti sono pi equilibrate tra le scuole.

In Italia divario crescente

L’Italia registra un divario crescente su questo fronte tra scuole pi o meno svantaggiate, con una pericolosa polarizzazione tra singole scuole: entrambe le categorie di istituti rappresentano una fascia di circa il 25% degli studenti, ma quelle pi avvantaggiate rappresentano livelli medi di status socio-economico tra i pi alti del paese.

Il dato di fatto registrato dall’Ocse che le scuole superiori con una maggior concentrazione di studenti svantaggiati sono meno attrezzate dal punto di vista dei docenti. Tendono infatti ad avere una percentuale minore (83%) di insegnanti in possesso di abilitazione, rispetto alle scuole superiori pi avvantaggiate da un punto di vista socio-economico (97%). Ma non solo: gli insegnanti lamentano pi spesso una carenza di docenti e le scuole pi svantaggiate avevano, nel 2015, una maggiore presenza di insegnanti precari, 26% tra gli insegnanti di scienze e 21% tra gli insegnanti restanti (contro il 12% e l’8%, rispettivamente). In generale, l’anzianit in servizio per gli insegnanti delle scuole pi svantaggiate minore: concentrano un numero maggiore di insegnanti con meno di cinque anni di esperienza – l’8% tra gli insegnanti di scienze, contro il 3% nelle scuole pi svantaggate.

Le possibili risposte

Il rapporto dell’Ocse sottolinea come l’autonomia delle scuole, per quanto riguarda la scelta dei docenti, non rappresenti un ostacolo all’equit nell’accesso a un insegnamento di qualit, contrariamente a quello che si potrebbe temere; al contrario, la maggior parte dei paesi che hanno decentrato le politiche di gestione dei docenti sono stati in grado di mettere in atto dei correttivi, in termini di allocazione delle risorse, che permettono alle scuole pi svantaggiate di essere attrattive per i docenti pi esperti e qualificati, commenta Francesco Avvisati, analista dell’Ocse che ha curato il rapporto Pisa.

La soluzione sta quindi nel mettere in atto politiche che permettano di attrarre insegnanti qualificati ed efficaci nelle scuole pi “difficili” e di aumentare, in parallelo, le responsabilit dei capi di istituto, che possono svolgere, se preparati per questo compito, un ruolo importante per attrarre, accompagnare, e formare docenti che rispondono alle esigenze della realt educativa locale.

Ma in generale necessario per qualsiasi sistema scolastico avviare politiche per migliorare l’autorevolezza e e la considerazione dei docenti all’interno della societ per attrarre i talenti migliori come insegnati per trasmettere competenze e pasioni ai ragazzi. L’Ocse rileva che in alcuni paesi gli insegnanti sono veramente visti come professionisti per i quali l’apprendimento permanente e l’aggiornamento professionale rappresentano una necessit. Non c’ dubbio che la formazione continua sia una delle chiavi della valorizzazione della professione del docente.

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Sorgente – ilsole24ore.com

2018-06-11T14:55:07+00:0011 giugno 2018|Feed Il Sole 24 Ore|0 Commenti

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