Studi legali alle prese con la blockchain. Per gli avvocati la “catena dei blocchi” rappresenta una nuova sfida, perch pone
inaspettati quesiti giuridici. A cominciare dal rapporto con il regolamento europeo sulla privacy. Il quadro, fino all’altro
ieri piuttosto indistinto, pu ora contare sulla prima norma che “accoglie” la blockchain all’interno della legislazione nazionale.

Nel corso della conversione in legge del decreto Semplificazioni – il Dl 135/2018 convertito dalla legge 12/2019 – il Parlamento
ha definito le tecnologie basate sui registri distribuiti (si veda la scheda a fianco). una norma-cornice (articolo 8-ter) che,
per, importante per due motivi: perch d una veste legislativa alla blockchain e perch rimanda a norme tecniche che l’Agid
(l’Agenzia per l’Italia digitale) dovr mettere a punto entro met maggio.

La previsione di standard una novit in grado di ridisegnare l’approccio alla tecnologia dei blocchi. L’assenza di regole
condivise che configurino una tecnologia sicura dei registri distribuiti – spiega Paolo Gallarati, partner dello studio legale
Nctm – costringe gli operatori ad adottare il livello massimo di garanzie, che li metta al riparo da eventuali contestazioni.
Ma questo fa anche lievitare i costi.

Gli standard possono, inoltre, rappresentare una bussola per l’avvocato che finora ha affrontato le implicazioni giuridiche
della blockchain senza punti di riferimento precisi.

La materia , infatti, in continua evoluzione, a cominciare dal fatto che stanno sempre di pi prendendo piede le catene
dei blocchi chiuse o private. La blockchain non solo quella legata alle transazioni di bitcoin, che presuppone catene di
blocchi pubbliche e diffuse. La tecnologia viene utilizzata anche da banche e assicurazioni che si “consorziano” per condividere
le informazioni.


La novit legislativa non ha, per, risolto i dubbi che gli studi legali si trovano ad affrontare. Per esempio, c’ tutto
il tema della privacy. Le catene dei blocchi contengono informazioni personali: come si fa, in un registro distribuito, a
individuare i titolari o i responsabili del trattamento oppure a garantire la tutela dei diritti degli interessati, considerato
che le informazioni contenute nei blocchi sono tendenzialmente immutabili?

Sul primo aspetto dovremo far leva sul concetto di contitolarit che- spiega Gallarati – qui da noi non molto diffuso.
I soggetti che operano in una blockchain chiusa dovranno affidarsi ad accordi preventivi di responsabilit fra contitolari,
cos da chiarire preventivamente in che modo e grado potranno essere chiamati in causa. Sulla tutela dei diritti potranno
venire in soccorso le regole tecniche: in quella sede si potr prevedere la modificabilit del dato personale, pur mantenendo
traccia della modifica. Un po’ come avviene con l’ipoteca: nei registri compare la cancellazione, ma rimane memoria della
sua iscrizione. D’altra parte, permettere la rettifica del dato nell’interesse degli stessi operatori della catena.

DIGNIT LEGISLATIVA

Il riconoscimento

La blockchain entrata nel sistema normativo. Sono “tecnologie basate su registri pubblici distribuiti” – si legge nell’articolo
8-ter della legge di conversione del Dl Semplificazioni- le tecnologie e i protocolli inf ormatici che usano un registro
condiviso, distribuito, replicabile, accessibile simultaneamente, architetturalmente decentralizzato su basi crittografiche,
tali da consentire la registrazione, la convalida e l’archiviazione di dati sia in chiaro che ulteriormente protetti da crittografia
verificabili da ciascun partecipante, non alienabili e non modificabili

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Sorgente – ilsole24ore.com