Shadow of the Tomb Raider, ecco come sar la nuova avventura di Lara Croft

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Per il modo in cui combatte, mimetizzandosi nella giungla e picconando silenziosamente chi le capiti a tiro, ricorda pi Predator che Indiana Jones; in quanto a connotati, invece, dismesse le generose rotondit di un tempo, oggi un fascio di muscoli tiratissimo, pi adatto al free climbing che agli ammiccamenti sexy – in fondo fu lei la prima eroina digitale a finire su riviste come Playboy.
Lara Croft tornata, o quasi: “Shadow of the Tomb Raider”, il capitolo conclusivo della trilogia reboot che dal 2013 ne racconta la giovinezza, sar nei negozi il prossimo 14 settembre, disponibile per ogni piattaforma di gioco.

Nel frattempo, a Londra qualche giorno fa, ha dato bella mostra di s in un’anteprima mondiale, chiarendo subito – e come ce ne fosse bisogno – che si al cospetto di uno dei personaggi pi significativi dell’intera industria del videogioco. Il primo, a onor del vero, capace di smentire una quantit ragguardevole di clich, fra cui il vecchio adagio per cui i protagonisti femminili pregiudicherebbero grossi incassi nel mondo dei pixel. Fossimo al cinema, dove peraltro l’archeologa avventuriera si rivista da poco con le fattezze del premio Oscar Alicia Vikander, diremmo che Lara Croft (tornata a essere) una garanzia del box office, come ai tempi dei due primi capitoli pubblicati da Eidos, capaci di vendere pi di 15 milioni di copie (7 e mezzo il debutto, nel 1996, 8 il seguito).
L’episodio in uscita, come i due precedenti pubblicato da Square–Enix ma sviluppato da Eidos, mette subito in chiaro le cose: Lara Croft alla resa dei conti, chiamata a trasformarsi da ragazzina caduta obtorto collo in un’avventura pi grande di lei (il “Tomb Raider” del 2013) nell’icona del post-femminismo in pixel che tutti conoscono. Anche lontano dallo schermo, la questione la stessa: Tomb Raider deve cambiare per rimanere se stesso (con quasi 9 milioni di copie, il capitolo pi venduto della saga proprio il reboot di cinque anni fa).

CHE COSA CI PIACIUTO

Storia e ambientazione: si capisce subito che il tono pi adulto, quasi grave. Lara in America Latina, si muove fra Messico e Per, dove segue le tracce dellaTrinit, l’oscura organizzazione incontrata nel precedente “Rise of the Tomb Raider” (2015). In un contesto che sfrutta egregiamente le suggestioni dello spiritualismo mesoamericano – leggasi giorno dei morti, Maya, fine del mondo e tutto il corredo – l’eroina si misura soprattutto con se stessa, giunta a una fase della vita in cui la donna che in lei deve “uscire dall’ombra”.
Fra enigmi – che Eidos promette saranno impegnativi –, ziqqurat immensi e panorami che sembrano presi da un reportage fotografico, gli ambienti sono una meraviglia per gli occhi. E non si limitano a fare da cornice: parte integrante del gameplay, l’uso della giungla pu essere il miglior alleato nelle fasi di combattimento, come la pi pericolosa delle minacce. Come nell’episodio precedente, sequenze di gioco pi sceneggiate dovrebbero alternarsi a fasi libere, da dedicare all’esplorazione di ambienti aperti come “Tomb Raider” insegn a fare gi alle sue origini.

Il trailer

CHE COSA NON CI PIACIUTO

Croce e delizia, proprio lo scopo non dichiarato del gioco a destare qualche perplessit: quel cambiare affinch tutto rimanga identico d troppo nell’occhio. E in un genere stravolto da una serie come “Uncharted” e da personaggi del carisma di Nathan Drake, per lasciare il segno potrebbero non bastare una buona storia e qualche miglioria nell’interazione con gli ambienti. Soprattutto perch il sistema di combattimento e la gestione delle telecamere sono sembrati poco fluidi (per quanto l’evento pubblico potrebbe avere costretto a un settaggio fisso). Sebbene un’anteprima non sia sufficiente per giudicare una produzione corposa come “Shadow of the Tomb Raider”, quanto visto ricorda un po’ troppo i due capitoli precedenti, che se non altro avevano il merito di rivitalizzare uno dei personaggi pi amati del settore e il suo gameplay annoso.
Un dubbio ancora maggiore lo desta la disinvoltura un po’ fuori registro con cui l’archeologa massacra – esatto, massacra – i nemici. Il pi delle volte senza curarsi pi di tanto di cosa abbiano fatto e perch.
Le sfide di “Shadow of the Tomb Raider” sono molte e tutte difficili: dare la giusta conclusione a una trilogia capace di rinvigorire un mito del settore e insieme, chiss, spianare il terreno per futuri sviluppi; ricordare a tutti che, data Lara Croft, allora Nathan Drake, non viceversa; ma pi di ogni altra cosa, cambiare tutto affinch le vendite rimangano all’altezza dei picchi recenti.
Sar per questo che, stavolta, Lara pi letale di Predator

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Sorgente – ilsole24ore.com

2018-05-12T12:50:06+00:0012 maggio 2018|Feed Il Sole 24 Ore|0 Commenti

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