«Tutti possono fare da banca»: pronto a partire il credito via blockchain

/«Tutti possono fare da banca»: pronto a partire il credito via blockchain


Basta farsi un selfie con lo smartphone per aprire il conto corrente in banca, perché tutti possono fare banca. A garantire l’identità e le transazioni tra i singoli ci pensa la blockchain. A sentirlo raccontare, il progetto di Babb sembra troppo bello – o troppo visionario – per essere vero. Babb è l’acronimo di “bank account based blockchain” ed è l’idea di una banca che ha l’ambizione di essere la “banca mondiale per la microeconomia” con lo slogan “Everyone is a bank”: tutti possono essere una banca.

In un mondo in cui due miliardi di persone, per lo più nei paesi in via di sviluppo, non hanno alcun accesso a servizi bancari, non hanno un conto corrente e non possono quindi accedere al credito anche solo per fare un acquisto o per avviare un’attività, si apre un’opportunità imprenditoriale da oltre 300 miliardi di dollari, stando alle cifre snocciolate da Ani Alexander, head of marketing di Babb, intervenuta recentemente a Milano in occasione dell’Italian Fintech Forum dedicato al mondo della blockchain. Se la Grameen Bank di Muhammad Yunus quarant’anni fa puntava sul microcredito in un’ottica di sviluppo dell’imprenditorialità per dare la risposta alla difficoltà di accesso al credito degli strati più poveri della popolazione in tutto il mondo, il modello di Babb punta ad aprire la prospettiva di una bancarizzazione completa a disposizione della microeconomia dei paesi in via di sviluppo e non solo.

L’idea è di Rushd Averroes, di origine yemenite ma cittadino britannico a tutti gli effetti, che di Babb è oggi Ceo. «Abbiamo avviato le procedure per una licenza bancaria nel Regno Unito e siamo a buon punto: la regolamentazione è stringente ma speriamo di arrivare alla conclusione del processo verso fine anno o al massimo all’inizio del 2019», spiega Alexander. Si tratterebbe di una vera rivoluzione: la prima banca basata su blockchain. «Stiamo facendo partnership con alcune banche centrali, con l’obiettivo di realizzare iniziative di inclusione finanziaria comprese valute digitali di banche centrali che possano essere emesse sulla nostra piattaforma. Finora la più attiva è stata la Banca centrale del Bahrain».
Ma per ora l’impegno è tutto centrato sulla «costruzione della community che fa parte del “viaggio” con cui condividere informazioni, che diventa il pilastro su cui costruire la fiducia», prosegue Alexander. Una volta aperto l’account da un qualsiasi dispositivo mobile, l’utente è abilitato a fare attività di banking, che sia chiedere prestiti, prestare, comprare valute estere o fare crowdfunding. Con tanto di “BlackCard”, una carta di credito decentrata basata su criptovalute. Perché l’assunto di Babb è sempre lo stesso: tutti possono diventare soggetti economici.

Una vera e propria sfida al sistema bancario tradizionale? «Il nostro obiettivo è offrire servizi bancari a persone che oggi non sono servite dalle banche incumbent – spiega Alexander -. In ogni caso sappiamo che la nostra offerta è altamente competitiva per quelle persone che hanno accesso al sistema creditizio, ma che sono servite in maniera insufficiente. Non è escluso quindi che alcune banche ci vedano come concorrenti diretti».

La community è già attiva su Telegram con 12mila partecipanti, mentre quasi 10mila persone da 147 Paesi in tutto il mondo hanno impegnato 19,7 milioni di dollari totali (con un investimento medio di 1,94 ether a testa) nell’ambito dell’Ico, l’offerta iniziale di token, nello specifico i Bax, che ha permesso di raccogliere i fondi per sviluppare la piattaforma bancaria.
Il lato tecnologico di Babb non si ferma alla blockchain, ma si amplia alla biometria, utilizzata come garanzia dell’identità per un accesso semplice e sicuro alla banca. Se in effetti i Paesi in via di sviluppo sono quelli dove sono concentrati gli “unbanked”, i soggetti esclusi dal mondo bancario, si tratta anche di regioni a elevato tasso di penetrazione delle telefonia mobile, infrastruttura da utilizzare in via primaria come soluzione per accedere ai servizi bancari. Connettendo in maniera decentrata «tutte le persone, ovunque siano, dove vivano e quanti soldi abbiano a disposizione».

© Riproduzione riservata



Source link

2018-05-01T12:08:11+00:001 maggio 2018|Feed Il Sole 24 Ore|0 Commenti

Lascia un commento

WhatsApp chat